Commercio equo e solidale importazione diretta dal Bangladesh
associazione Solidarietà Terzo Mondo Onlus

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Lettera don Renato Rosso - dopo Pasqua 2018

16 APRILE 2018

Carissimi,

vi scrivo poche righe per il dopo Pasqua, 

Sono arrivato a Dhaka dall'India da pochissimo.

 Negli ultimi giorni abbiamo avuto a Bhopal l'incontro nazionale della PACNI (Pastorale dei nomadi in India). Nonostante l’immagine dell’India come paese che si sta riscattando economicamente e socialmente, ci sono ancora tante ombre che soffocano quella nazione: troppi politici non si preoccupano del bene del paese, problemi delle Caste, sacche di estrema povertà, migrazioni interne e non solo; in una parola si fa ancora molta fatica e gli zingari non sono certo coloro che hanno la vita facile, ma con un po’ di ottimismo, almeno dal punto di vista delle attività svolte da coloro che collaborano con me, si può dire che il bilancio e' molto buono.

La risposta di coloro che iniziano una qualche attività con I nomadi è sempre una sorpresa.

 C'e' la novità di una suora cinquantenne piena di spezie in corpo che sta iniziando un lavoro sui diversi versanti: sociale, pastorale, scuola e salute, con una comunità zingara di Kalibilia all'estremo nord del paese. Sarà una comunità di tre suore che si occuperanno in particolare delle adolescenti, molte delle quali sono dedite alla prostituzione, non tanto come degrado sociale, ma come attività che quel gruppo esercita da tempi immemorabili (in passato accompagnavano gli eserciti anche come cantanti e danzatrici).

Un'altra comunità di tre suore sta iniziando in una regione che, se Dante Alighieri l'avesse visitata, avrebbe creato il decimo girone dell’inferno, solo per quella regione forestale. Altro che il fiume Stige! Là c'e' di tutto: povertà, la dura vita della foresta, malattie a scelta ecc.

 La zanzara Phalciparum svolazza all'ingresso, poi mentre i visitatori si riposano arrivano, quelle della Denghi e tutto il resto.

Ci sono poi gli animali dello zoo, ma da quelli ci si difende meglio perché si vedono e si sentono da lontano.

I nomadi della regione fino a poco fa erano esclusivamente escursionisti della foresta con caccia e pesca. Ora, cosa e' saltato loro in mente non si sa, ma hanno voluto "stanziarsi" molto relativamente in una regione abbastanza vicino a una strada già asfaltata (a circa 100 chilometri). Questi fratelli, che sono un tutt’uno con la foresta, si fermano pochi giorni e poi ripartono. Qualche anziano rimane e alcuni bambini iniziano a frequentare una specie di scuola almeno qualche mese all’anno.

 Se poi presso questi gruppi nascerà dell’interesse per la scuola stessa, si potrà pensare a degli insegnanti mobili che li accompagnino nei loro spostamenti in foresta. 

 Queste suore che avevo incontrato qualche anno fa, ma poi persi di vista, pretendono di lavorare in quel posto.

Nonostante molte domande non sono riuscito a capire come la loro Madre abbia avuto il coraggio di pensare una cosa di quel genere e bisogna concludere che lo Spirito Santo soffia dove vuole. 

Un'altra bella notizia che ha rallegrato la mia deformazione professionale di prete e' che le due comunità di Banjiara (i più zingari dell'India), che sono state battezzate dopo un lungo lavoro di un prete francese, un catechista indiano e due altri preti locali, non sono di 500 -400 cristiani come avevo inteso negli ultimi anni, ma il numero si riferiva alle famiglie e quindi sono circa 3000- 2000 battezzati.

Continua ad essere vero che in India la vita per I cristiani e’ sempre difficile e sfida ancora più grande e’ rischiare di predicare il vangelo, ma probabilmente in quella regione molto isolata il pericolo e’ stato minore, e i quattro predicatori di vangelo non hanno certamente paura degli integralisti o dei fanatici indiani e anche la comunità Banjara ha tutte le carte in regola per difendersi, attaccare e non esclude per nulla il martirio.

In passato i Banjara erano I trasportatori di beni tra occidente e oriente e si spostavano con carovane che raggiungevano fino a 5000 carri: veri re della strada e re della foresta, in grado di difendersi dalle piraterie organizzate e quindi molto pericolose.  

Quasi improvvisamente, con le costruzioni di strade e l’arrivo del trasporto motorizzato, in breve sono rimasti a piedi nudi e poco più che mendicanti.

Nelle due regioni dove essi vivono io vedevo sempre un buon numero di persone, ma ignoravo che dietro le quinte degli alberi e piccoli villaggi si nascondesse ancora un numerò così elevato di Banjara e il fatto che abbiano cominciato a conoscere un poco Gesù Cristo mi fa un piacere immenso. 

In Rajasthan il progetto dei “Gospel Singers” appunto cantori, attori e predicatori del Vangelo, nella comunità nomade dei Bhil, mi sembra che si stia strutturando bene: sono una ventina e almeno cinque di questi a tempo pieno e mediamente realizzano 12 spettacoli (predicazione, canto e drammatizzazione di varie pagine del vangelo) al mese, nei vari villaggi e parrocchie dove essi stessi si invitano o vengono richiesti.

Le altre iniziative che conoscete continuano con sufficiente entusiasmo.

Via auguro un buon dopo Pasqua. 

                                                      Don Renato

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Lettera don Renato Rosso - dopo Pasqua 2018
APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

26 MARZO 2018

APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

di Pietro Mariani

La visita del Papa in Bangladesh dello scorso novembre ha portato alla ribalta dei mass media le disastrose condizioni in cui i Rohingya vivono nei campi profughi al confine con il Myanmar. Si parla di un milione e mezzo di persone.

La discriminazione di questa minoranza musulmana nel Myanmar, stato a maggioranza buddista che non accetta la loro integrazione e da sempre li considera stranieri, è correlata al fatto che dal 1948, anno dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, il Paese non ha mai visto la pace, complice una rigida dittatura militare, che solo recentemente con la nomina a Primo Ministro del premio Nobel per la pace San Suu Kyi’s si sta avviando verso un certo sviluppo democratico.

Tuttavia il potere dei militari nel Paese rimane molto forte e la conseguente limitata capacità di azione di San Suu Kyi’s e del suo partito NLD (National League for Democracy) hanno fatto sì che la questione dei Rohingya, gestita in modo crudele e disumano con l’espatrio forzato di massa e l’uccisione di molte persone, è da considerare una vera e propria catastrofe umanitaria.

Il loro rimpatrio, per cui i due governi stanno cercando un accordo, è questione difficile e complessa sia per il ragionevole timore che si ripetano le discriminazioni e le crudeltà già avvenute sia per gli interessi economici esistenti nelle terre prima occupate dai Rohingya.

L’otto marzo, durante la mia visita in Bangladesh, accompagnato dall’amico Lino Swapon Direttore della ONG locale Dalit, sono partito da Cox’s Bazar, città turistica dalle belle e lunghe spiagge, diretto al più grande dei campi profughi Rohingya, ubicato nel Comune di Kutupalong, sub Distretto di Ukya, Distretto di Cox’s Bazar, in cui è ospitato circa un milione di persone. Il campo profughi è una immensa impressionante baraccopoli dove rifugi di fortuna in bambù con tetti in plastica si estendono a perdita d'occhio per chilometri.

L’arrivo della massa dei profughi, iniziato nell’agosto 2017, ha causato il disboscamento indiscriminato di un ambiente collinoso e ricco di vegetazione, ora ridotto a deserto e molte baracche, ubicate sui pendii collinari disboscati, corrono il rischio di crollare con l'arrivo delle piogge monsoniche con conseguenze disastrose per le famiglie rifugiate.

Nel campo sono presenti numerose ONG e Organizzazioni internazionali tra cui l’UNHCR (Nazioni Unite), Unicef, Save the Children, Action Aid ecc. impegnate nelle più svariate attività umanitarie, dall’organizzazione degli spazi alla fornitura di viveri e materiali di prima necessità, all’installazione di sistemi per l’acqua potabile, alle scuole e centri per bambini/ragazzi, al soccorso medico. In questo ambito, in un settore che comprende circa 6000 famiglie, dal dicembre 2017 è impegnata anche la ONG Dalit, che ha installato un ospedale da campo ed effettua interventi sanitari impiegando sia proprio personale che alcuni giovani Rohingya come traduttori in quanto molti rifugiati non parlano il bengalese e utilizza soprattutto medicine Ayurvediche, prodotte dal laboratorio Dalit di Chuknagar, molto apprezzate dai profughi.

La ONG Dalit, appoggiata dal COE, che si è impegnato nella ricerca dei fondi e di documentare la situazione emergenziale, continua con senso di responsabilità a sostenere con le proprie forze il popolo Rohingya. Tuttavia le sue risorse sono limitate e questi interventi non potranno durare a lungo se non ci sarà il supporto finanziario di ulteriori persone di buona volontà.

Per questo lanciamo l'appello a indirizzare il proprio sostegno al cc bancario IBAN: IT62H 03104 50930 000000 820185   Deutsche Bank intestato a: Associazione Centro Orientamento Educativo -  Progetto Dalit   indicando come causale “Emergenza Rohingya in Bangladesh"

Clicca qui per il file stampabile 

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RASSEGNA DI FILM "IL G(I)USTO AL CINEMA" DALLA PRODUZIONE AGROALIMENTARE AL CONSUMO DEL CIBO

12 MARZO 2018

RASSEGNA DI FILM A INGRESSO LIBERO “Il g(i)usto al cinema – dalla produzione agroalimentare al consumo del cibo”

La Bottega della Solidarietà di Sondrio, che opera dal 1992 nel settore del commercio equo e solidale e che costituisce anche un luogo di incontro, di scambio e di proposte per un’economia diversa, più sostenibile e rispettosa dei diritti, organizza nei mesi di marzo, aprile e maggio 2018 la rassegna di film a ingresso libero “Il g(i)usto al cinema – dalla produzione agroalimentare al consumo del cibo” presso il cinema Excelsior di Sondrio.

I film/documentari presentati saranno cinque, in dettaglio:

Giovedì 22 marzo 2018 ore 21.00
SEED, the untold story – 94 min
Regia di Taggart Siegel & Jon Betz
Un documentario di grande impatto visivo. Seed the untold story coniuga in modo superbo conoscenza scientifica, narrazione e brio cinematografico ricordandoci che spetta a tutti noi impegnarci per preservare i semi, la biodiversità agricola per le generazioni future. 

Giovedì 5 aprile 2018 ore 21.00
FOOD CHAINS – 86 min
Regia di Sanjay Rawal
FOOD CHAINS racconta con sensibilità struggente le terribili condizioni di lavoro dei raccoglitori di frutta e verdura delle grandi piantagioni negli Stati Uniti mettendo bene in luce le responsabilità della grande distribuzione e dei giganti dell’industria alimentare. Un film importante che si spera possa contribuire ad aumentare la consapevolezza del valore del cibo e del rispetto dei diritti dei lavoratori impegnati nella sua produzione in tutti i Nord ed i Sud del mondo

Giovedì 19 aprile 2018 ore 21.00
LLLEVATE MIS AMORES – 87 min
Regia di Arturo Gonzáles Villaseñor
Un affresco vibrante dall’intensa capacità di raccontare, con una efficace poesia visiva, la vita delle Patronas, un gruppo di donne Messicane, che ogni giorno da ormai più di dieci anni preparano cibo per i migranti diretti verso gli Stati Uniti. 
Secondo vari organismi per i diritti umani, ogni anno attraversano il Messico circa 400.000 migranti centroamericani diretti negli Stati Uniti. Durante il viaggio sono vittime di sequestri, estorsioni, violenza e morte non solo da parte del crimine organizzato, ma delle autorità migratorie del Messico, che li consegnano a gruppi criminali. 
Davanti a questa infamia si ergono le Patronas che ci dimostrano che non tutto è perduto. 

Giovedì 3 maggio 2018 ore 21.00
EAST OF SALINAS – 54 min
Regia di Laura Pacheco e Jackie Mow
Cittadini americani immigrati e senza documenti che lavorano nei campi. Un documentario che riesce a racchiudere molte delle problematiche che affliggono il mondo contemporaneo in una storia forte e struggente, ma con una narrazione leggera e mostrando con la figura del maestro Ramos come la solidarietà possa fare la differenza. 
Est di Salinas è potente, educativo, straziante, ispiratore e indimenticabile. Fa leva sui cuori e le menti - un must per gli studenti, gli insegnanti e il pubblico in generale.

Giovedì 17 maggio 2018 ore 21.00
DERT – 62 min
Regia di Mario e Stefano Martone
DERT documenta in modo emozionante un’idea di futuro attraverso il lavoro. 
In quel “buco nero” che rimane la Bosnia, segnata dalle divisioni etniche sancite dagli accordi di Dayton, a Bratunac alle porte di un’Europa incapace di rispondere decentemente ai flussi migratori, l'esperta regia dei fratelli Martone mette a fuoco con sensibilità documentaria la storia di una straordinaria esperienza collettiva in cui “le donne non sono vittime, lavorano fianco a fianco, sono operaie che mettono insieme ciò che la guerra aveva diviso” a dispetto di tutti i nazionalismi. 

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Festival internazionale di cinema, cibo & biodiversità “Tutti nello stesso piatto” (Trento) nell’ambito di un più ampio progetto presentato da “Carovana Lombardia – insieme creiamo un altro vivere” e realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia.

All’interno dello stesso progetto, in collaborazione con il WWF Valtellina  Valchiavenna, si terrà nel giorno sabato 24 marzo 2018 alle ore 20.00 la terza edizione sondriese della Cena a lume di candela “L’ora della terra”, un’occasione per riflettere sulla necessità di intervenire sui cambiamenti climatici partendo dalla tavola. L’ora della terra è una manifestazione internazionale del WWF che rappresenta un momento simbolico a favore del Pianeta e alla lotta ai cambiamenti climatici. Dalla prima edizione del 2007, che ha coinvolto la sola città di Sidney, la grande ola di buio si è rapidamente propagata in ogni angolo del Pianeta, lasciando al buio piazze, strade e monumenti simbolo come il Colosseo, Piazza Navona, il Cristo Redentore di Rio, la Torre Eiffel, Il Ponte sul Bosforo e tanti altri luoghi simbolo. 
La cena si terrà a Sondrio presso IMMENSA, la mensa sociale gratuita gestita da Operazione Mato Grosso (di fronte al tribunale, adiacenze parcheggio). Con i proventi della cena si sostiene l’attività di IMMENSA che serve pasti gratuiti per le persone in difficoltà. Il menù è realizzato con materie prime equosolidali, biologiche e dell’azienda Amici di Vita – Operazione Mato Grosso. La prenotazione entro il 22 marzo potrà essere effettuata via mail bdmson@tin.it oppure in negozio Via Piazzi, 18 o telefonando in orario negozio allo 0342/567310. 

La Bottega della Solidarietà vi aspetta numerosi a queste prossime iniziative!

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RASSEGNA DI FILM

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